La mia esperienza in questi ultimi anni mi ha permesso di rendermi conto di come il processo verso lo stato di “ Ben-Essere “ sia stato, e continui ad essere, un processo di conoscenza di me stessa.
Ho scoperto infatti, durante la formazione in Ortho-Bionomy, che il corpo parla, comunica in forme più o meno sottili, a volte con grida di aiuto, a volte solo sussurrando. Nella capacità di ascoltarlo e accettarlo con amore nella sua imperfezione, risiede la possibilità di cogliere e trasformare, o eventualmente lasciar manifestare, quello che passo dopo passo, caduta dopo caduta, tocco dopo tocco, genera il nostro essere, in un continuo e perpetuo equilibrio di perfetta sinergia. Un po’ quello che accade a un danzatore quando si abbandona al movimento.
La danza, nella sua forma più intima e emozionale, è un linguaggio; la coreografia per il danzatore è in primis occasione per esprimere se stesso.
Quando il mio insegnante, Ivan Pisani, mi ha parlato della possibilità di applicare i principi dell’Ortho-Bionomy alla danza, il mondo da cui provengo e al quale mi sono dedicata tutta la vita, come danzatrice prima e insegnante poi, ho immediatamente avuto come la sensazione che mi stesse parlando di una naturale evoluzione del mio percorso fino a quel momento, pur essendo in realtà una cosa per me assolutamente nuova e inesplorata.
Ivan mi ha permesso, assistendo al suo lavoro con Beatrice, di affacciarmi alla scoperta di come il gesto coreografico e la qualità del movimento, attraverso un’ osservazione e presenza di assoluto ascolto da parte di un osservatore attento e neutrale, possano diventare anche un vero e proprio linguaggio, una mappa, capace di dare indicazioni precise non solo della forma espressiva e di esecuzione tecnica di una serie di passi, ma soprattutto anche dell’ essere umano che è dietro il danzatore.
La coreografia e il movimento diventano quindi occasione di esplorazione, cosa molto comune per i danzatori sul piano espressivo e comunicativo, ma attraverso l’ applicazione di Ortho-Bionomy, può esserlo anche sul piano fisico, corporeo, emotivo. La coreografia e l’ allenamento della stessa da parte di Beatrice, alla ricerca di una maggiore fluidità e perfezionamento del gesto, sono diventati un vero e proprio atto maieutico.
Attraverso indicazioni precise da parte di Ivan, ho assistito a un perfezionamento quasi immediato del movimento coreografico e nel contempo in quel processo, allo scioglimento di tensioni muscolari, e in generale a una manifestazione corporea più armoniosa e in salute.
Se è dunque vero che la danza è un linguaggio, una occasione per esprimere se stessi attraverso il gesto, l’ Ortho-Bionomy è in grado di dare reciprocità a questo linguaggio.
Il gesto coreografico, il movimento, parlano DEL danzatore, ma la qualità e la possibilità di abbandonarsi ad esso e lasciarlo “accadere”, parla AL danzatore stesso.
Vanessa Orlandi
Ballerina ed insegnante con esperienza pluriennale
Fondatrice di Cantiere Danzarte

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