Ortho-Bionomy®?

Non ne sapevo nulla, o meglio ne sentivo parlare e con la stessa diffidenza con cui
affronto l’ignoto, mi sfido e tento.

Da dove iniziare?

Ovvio dal mio “spazio sicuro”, attraverso la danza. Forse è stato l’unico motivo per cui ho accettato la proposta di Ivan e Vanessa: sapevo che in quel caso lo snodo, o meglio il punto focale, sarebbe stato il mio movimento (solo dopo ho realizzato che quel “mio movimento” aveva strettamente a che fare con me, con la mia emotività, anche in quel frangente…).

Il primo incontro ha avuto luogo in sala ed è stato capace di convertire la mia “stasi”: mi trovavo di nuovo al centro come danzatrice, con i miei conflitti fisici e mentali pronta a rileggermi da capo, tentando di “risolvermi”.

È stata l’attenzione e la premura di Ivan e Vanessa a farmi riflettere: in fondo Ivan era un estraneo ed era stato capace di dimostrare premura al punto in cui io stessa faticavo ad arrivare.

La domanda è una: perché?

Invece di soffermarmi troppo sulla risposta, mi sono lasciata andare ed ho seguito le indicazioni.

“Non sei tu che danzi, è il movimento che si fa protagonista è un po’ come cadere in uno spazio vuoto più e più volte. A quel punto non sei più tu, sei uno strumento su cui si realizza/concretizza il movimento.”Cit.Ivan

Il fine era uno: tentare di liberare armoniosamente il mio movimento, attraverso esercizi/pratiche in zone del corpo mirate (ad esempio la zona del trapezio, del bacino ecc…) Comprendevo, sempre più, quanto fosse efficace portare l’attenzione nei punti di rottura, nei respiri interrotti, nelle tensioni “viziate”… Ogni volta che queste “sedute” terminavano, sentivo il mio corpo rispondere in modo diverso, meno costretto mi verrebbe da dire. Ed io con lui.

Forse riportare l’attenzione ai primordi, all’essenza, ha risvegliato in me una consapevolezza che non ero in grado di definire, o meglio di percepire. Inconsciamente dopo poco, ho deciso di sfidarmi e di mandare un video per un’audizione: mi hanno accettata alla preselezione ed ora non resta che andare ad affrontarla sul posto.

Noi ballerini abbiamo a cuore una cosa in particolare, teniamo agli insegnamenti, ai “segreti” che i “maestri” o chi per loro, sono in grado di impartire. In questo specifico caso è stato lo stesso: conserverò ogni parola e ogni consiglio dato, mi soffermerò indubbiamente in modo diverso. Per concludere sento di dover riassumere questa esperienza in tre parole: tempo, premura e gentilezza (lasciando ,volutamente, libera l’interpretazione di ognuna di esse).

Beatrice Castelli

Ballerina ed Insegnante presso:

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