La danza delle maschere

danza delle maschere

“Benvenuti alla danza delle maschere, giocate a questo gioco e cercate di essere ciò che non siete, travestitevi e stupite tutti, sorprendeteli mostrandovi in grado di interpretare un ruolo a voi desueto, quello di bambini divertiti dietro a maschere a volte improvvisate.”

Credo sia più o meno questo il messaggio che accompagna il carnevale, festa di follie e divertimenti mascherati. Nonostante sia ritenuto una festa prettamente cattolica, pone le sue radici nell’antichità ed è proprio lì che troviamo numerosi richiami e simbolismi dietro questa festa.

Secondo alcune culture il carnevale era il momento in cui si creava una frattura tra il mondo degli inferi, la terra e il cielo dando vita ad una lotta e quindi al caos carnevalesco. Questa guerra terminava con la morte del re del carnevale, colui che aveva portato il caos sulla terra, e quindi con la restaurazione dell’ordine delle cose. Durante questo periodo saltavano tutte le gerarchie e venivano celebrate come manifestazione del caos delle feste in alcuni casi orgiastiche.

Anche senza analizzarne troppo gli aspetti ancestrali, possiamo estrapolare un messaggio più profondo da queste serate di danza, maschere e dolci,  “Per creare l’ordine c’è bisogno del precedente caos, attraverso una profonda confusione si può mettere in atto una catarsi che ristabilisce il naturale ordine delle cose. Non abbiate paura nei momenti di grande disperazione che forse vivrete, se li affronterete senza paura (non si ha paura delle maschere anche se ci danno un continuo senso di inquietudine) e con ironia (come con gli scherzi) questi saranno il motore del vostro rinnovamento.” E’ questo che sento dietro a queste tradizioni, ogni rituale nasconde il suo insegnamento e sta a noi estrapolarne il senso.

mascheraCiò che mi ha spinto a scrivere questo articolo è però qualcosa che non si perde in un misterioso passato remoto ma qualcosa che vedo oggi e con molta chiarezza.

Ogni giorno la maggior parte delle persone si sente costretta ad indossare una maschera, non di certo arlecchino, ma qualcosa di molto più subdolo. Le maschere che si indossano nella vita di tutti i giorni sono dei veli leggeri  che interponiamo tra noi e tutto ciò che ci circonda. Ci si mostra forti, felici, sicuri di sé…perfetti.

Cosa nascondiamo però lì dietro? Persone insicure, tristi che cercano approvazione negli altri facendo finta di non averne bisogno. Sembra bello indossare una maschera, nessuno può vedere le nostre debolezze e noi possiamo fingere di essere chi non siamo ottenendo così l’approvazione di chi ci sta intorno. Quello che però sommessamente avviene è che a poco a poco dimentichiamo di avere addosso una maschera. Le maschere rappresentano le entità caotiche che prendono in prestito i nostri corpi, indossare per tutta la vita una maschera significa vivere nel caos perenne, in una notte che non vede mai arrivare il giorno.

Pensandoci un attimo è evidente, se tutti portassimo una maschera che copre il nostro viso quotidianamente ci sarebbe una grande confusione, la cosa non cambia se la maschera è invisibile. Io vedo una persona sicura di se e la tratto come tale e invece lei vorrebbe essere rassicurata, ecco come le maschere invisibili minano l’equilibrio dell’umanità creando un caos di equivoci e incomprensioni.

Oggi molti preziosi rituali sono stati violentati e privati del loro reale valore, per quanto riguarda il carnevale il modo di approcciarsi alla ritualità è stato sovvertito al punto che la gente spesso si maschera, non per interpretare un ruolo, ma per essere se stessa. Coprendo il viso con una maschera ci si sente liberi di far cadere i veli della quotidianità mostrando la propria natura.  Ben venga comunque il carnevale soprattutto se serve a sfogare un anno di repressione della propria personalità. Vi invito però a riflettere su ciò che gli antichi ci hanno tramandato e a chiedervi se davvero vale la pena di passare la vita con una maschera sul volto. Quelle di carnevale possono essere soffocanti anche se vengono indossate per poche ore!

Come sempre solo i bambini sanno vivere nel migliore dei modi le occasioni di festa, preserviamoli nella loro innocenza.

Commenti

  • Catia giusepponi
    6 Marzo 2012 Reply

    Si ritrovo me stessa o in parte in queste parole appena lette….
    una maschera trasparente copre chi realmente siamo e la realta’ che viviamo non ci ferisce nel profondo….ma non siamo poi Noi stessi………Dove siamo andati a finire ?????
    Vivere se stessi è difficile o semplicemente…bisognerebbe mettersi davanti ad uno specchio e non mentirsi piu’…ma non è cosi’ facile….pero’ dovro’ trovare il coraggio di farlo…ciao Ivan…grazie per la riflessione che ho fatto leggendo queste tue stupende parole …Catia

    • Ivan Pisani
      6 Marzo 2012 Reply

      Sagge parole… anche tu mi fai riflettere. Il pensiero che sorge è un ricordo che pone le sue radici nella mia più profonda infanzia, quando da bambino avevo paura del dentista e non riuscivo ad aprire la bocca. La realtà che oggi riesco a vedere è che spesso la paura della ferita è peggiore della ferita stessa. Si è cresciuti nel corpo ma i timori sono gli stessi quando, chiaramente su altri piani, temiamo delle ferite che in realtà potrebbero essere dei semplici graffi se accettate con consapevolezza.
      Siamo poi così sicuri che la maschera ci preservi dalle ferite? A parer mio ha più una funzione anestetica che ci distacca da un dolore profondo che cresce nel silenzio per presentarsi ai nostri occhi con vigore al primo segno di cedimento. Credo che l’unica cosa che una maschera può fare è rimandare ad un altro momento e, come già detto, dimenticandola sul nostro volto continuiamo a rimandare fino a che il peso della nostra realtà non ci opprime. La soluzione tu l’hai già data ed è un prezioso dono per tutti quelli che riusciranno a capirla nel profondo. Guardarsi allo specchio senza trucchi ne paure… molti saggi hanno detto che si teme solo ciò che non si conosce, in questo caso l’immagine di noi stessi.

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