La pelle del serpente

pelle del serpente

Fin da piccoli si rimane affascinati da un fenomeno che ha dell’incredibile, la muta del  serpente. Di seguito la descrizione tratta da wikipedia.

Muta o ecdisi: avviene ad intervalli regolari, da poche settimane ad alcuni mesi: per poter crescere, i serpenti cambiano tutta la loro pelle, quasi sempre in un solo colpo. Contorcendosi e strofinandosi contro le rocce e altri oggetti duri, i serpenti escono dalla loro vecchia pelle come da un vestito, mettendo a nudo il nuovo strato cheratinizzato formatosi al di sotto ed abbandonando il vecchio strato di pelle, spesso intero. Una muta che avviene in più riprese o che lascia pezzi della vecchia pelle attaccata al corpo è sintomo di problemi di salute del rettile e prende il nome di disecdisi.

Secondo la sua natura, come il serpente, l’uomo giorno dopo giorno porta avanti un irreversibile e spesso inconscio processo evolutivo. Non tutti i processi però avvengono in maniera automatica, soprattutto nell’uomo che con la forza della sua mente è in grado di sopprimere le necessità che emergono dal profondo della sua Anima, infatti una coscienza più evoluta genera una visione delle cose più ampia che richiede maggiore spazio per essere espressa. A questo punto in molti di noi entra in gioco il più grande nemico, quello che per il serpente è la vecchia pelle per noi è l’Ego strutturato che crea una gabbia, una fitta rete di convinzioni, pregiudizi e supposizioni che ci intrappolano in una morsa soffocante cullandoci con la convinzione di essere lì per proteggerci.

Avviene così che la nostra naturale spinta verso una crescita personale viene rallentata se non bloccata all’interno di questo reticolo che ci siamo creati per i più svariati motivi.

esher cielo e acquaContorcendosi e strofinandosi contro le rocce e altri oggetti duri, i serpenti escono dalla loro vecchia pelle come da un vestito, mettendo a nudo il nuovo strato cheratinizzato formatosi al di sotto ed abbandonando il vecchio strato di pelle, spesso intero. Suppongo che anche per il serpente non sia proprio una passeggiata, ve lo immaginate mentre si strofina a rocce appuntite per strapparsi via la pelle di dosso, la forza di trasformazione è talmente forte che lo porta a preferire quel dolore alla sensazione di compressione che lo porterebbe al soffocamento. Al contrario noi abbiamo una grande resistenza e pur di non abbandonare la vecchia pelle siamo pronti a reprimere le nostre pulsioni, prima con un modesto impegno della mente e successivamente con contrazioni dei muscoli dei punti più sensibili del nostro corpo. Nonostante tutti i nostri sforzi il cambiamento resta inarrestabile e a poco a poco si passa dalle contratture ai disturbi del sonno, dai disturbi del sonno agli stati d’ansia e così via fino a manifestazioni straordinarie definite a volte dalla medicina moderna psicosi, nevrosi o ancora peggio… schizofrenia. Non sempre però è questo il risultato del rifiuto della trasformazione, è scontato che ci possono essere mille sfumature ma ritengo che ci siano altri due insiemi in cui circoscrivere buona parte delle manifestazioni.

Il primo è quello che più comunemente si realizza, con un insieme di strategie volte alla narcotizzazione della nostra evoluzione quali televisione, discoteca, alcool, droghe, shopping, rumore, denaro e molti altri ancora, si riesce spesso a rallentare il processo evolutivo fin quasi a fermarlo del tutto, fino a farci dimenticare il fine ultimo della nostra esistenza, il motivo per cui siamo su questa terra.

Il secondo, più raro anche se molto in voga dalla comparsa del movimento new age, è aimé noto anche al povero serpente e ha il nome di disecdisi. Una muta che avviene in più riprese o che lascia pezzi della vecchia pelle attaccata al corpo è sintomo di problemi di salute del rettile e prende il nome di disecdisi. 

Malattia che suppongo possa essere trascurabile nel rettile che di certo farà ciò che l’istinto gli comanda per ritrovare il suo equilibrio fisiologico ma come sempre per l’uomo questo è molto più complesso perché avviene in circostanze che possono facilmente trarre in inganno. Percepiamo una spinta di cambiamento e cerchiamo la roccia che ci aiuterà a rompere la pelle e così, cerca oggi, cerca domani, ci imbattiamo in qualcuno o qualcosa che ci dice di avere la soluzioni ai nostri problemi, può essere una religione, una filosofia, una scuola di pensiero… In un attimo ci sembra di aver risolto tutti i nostri problemi, di aver trovato il metodo che ci donerà una pelle perfetta e nuova che durerà per sempre. Spesso però accecati dal fascino della disciplina di turno dimentichiamo di porre l’attenzione sempre a noi stessi e quindi non ci accorgiamo che qua e là ci rimane attaccato qualche pezzo della vecchia pelle e soprattutto che quella nuova non cresce dal nostro interno ma la calziamo come un guanto cucito per noi da qualcun’altro. Ci si trova così un giorno a dover di nuovo cambiare pelle e tutto è incomprensibilmente difficile perché dovremo a quel punto strappare la nostra, quella creata dall’esterno e i pezzi che c’erano rimasti dall’ultima volta. Quanto basta per portarci a desistere e sperare che il guanto che ci trattiene a poco a poco si allenti quanto basta per lasciarci respirare. Mentre crediamo di liberarci ci stiamo ingabbiando ancora di più!

mascheraImpariamo allora dal serpente e liberiamoci della pelle che ci va stretta, con dolore forse,  ma in modo radicale. Non lasciamo che ci ristagnino addosso residui come rancori e rimpianti o che siano gli altri a dirci qual’è la soluzione. Basta fare una scelta, quella di crescere secondo ciò che sentiamo nel profondo creando una nuova pelle che spazzerà via quella vecchia e sarà li pronta ad andarsene anch’essa nel momento in cui saremo pronti alla prossima trasformazione.

Da sempre nell’uomo c’è una forte repulsione verso i serpenti, qualcosa di profondo e incomprensibile. Sarà forse un timore reverenziale verso un essere che con tanta facilità fa ciò che per noi così difficile?

Che ne pensate? Aspetto i vostri commenti.

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